Bologna e il Canale di Reno: una storia d’acqua e ingegno


16 Settembre 2026|4 Minuti

Il fiume Reno e il suo articolato sistema di canali costituiscono la spina dorsale della storia idraulica ed economica di Bologna. Già a partire dall’XI secolo — confermato da documenti risalenti al 1191 — le sue acque venivano deviate per servire l’area urbana. Nel 1208, lo storico accordo tra il Comune e la società dei Ramisani portò alla realizzazione della grande Chiusa di Casalecchio e del canale che tuttora attraversa la città lungo l’asse di via Riva di Reno, collegandosi nel corso del XIII secolo al Canale delle Moline.

Se la prima struttura in pietra e laterizi risale alla seconda metà del Duecento (i cui resti sono ancora visibili presso la Casa del Custode), è nel 1325 che la chiusa viene collocata nella posizione attuale. Nonostante le continue piene del fiume e i danneggiamenti bellici, l’infrastruttura è stata costantemente ricostruita, diventando il motore dello sviluppo cittadino.

Fino ai primi del Novecento, il Canale di Reno è stato indispensabile per il quadrante nord-occidentale della città. Non forniva solo energia idraulica fondamentale per i mulini e la fiorente industria della seta (che rese Bologna una capitale manifatturiera europea), ma serviva anche per i lavatoi pubblici e il Bagno del Reno, una struttura natatoria inaugurata nel 1889 in via della Grada.

Originariamente a cielo aperto, il tratto urbano del canale è stato gradualmente tombato: i primi interventi coprirono la tratta tra via Nazario Sauro e via Galliera all’inizio del XX secolo, per poi completare l’opera negli anni ’50.

Tra le architetture idrauliche legate al canale spicca il complesso della Grada, così chiamato per la grata metallica che impediva gli accessi indesiderati in città via acqua e tratteneva i detriti.

  • 1580: Viene concessa la costruzione di una “casa matta” sopra il canale, un edifizio di controllo idraulico caratterizzato da una volta in pietra ancora visibile su viale Vicini e raffigurata nella celebre Pianta prospettica di Bologna del 1575 (in Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano).

  • 1681-1683: Giovanni Battista Mengarelli ottiene il permesso di edificarvi una Conceria (o Pellacaneria). L’Opificio della Grada sfruttava una ruota a palette per muovere i macchinari della lavorazione del cuoio attraverso le fasi di rinverdimento, macerazione, concia e asciugatura all’aria.

  • 1724-1791: L’immobile passa al cardinale Pompeo Aldrovandi (che destina i proventi al Capitolo di San Petronio) e nel 1791 viene acquistato dal Corpo degli Interessati del Canale di Reno (oggi Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno) per garantire una regolazione ottimale dei flussi idrici.

  • 1841-1898: Cessata la concia nel 1841, la struttura viene riconvertita in mulino da grano e, dal 1867, in pila da riso. Dotato di illuminazione a gas nel 1870, l’edificio sopravvive a un grave incendio nel 1892. Dal 1898 al 1926 ospita una centrale idroelettrica a servizio dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.

Negli anni ’90 del Novecento, il Consorzio di gestione ha avviato un restauro integrale dell’edificio della Grada, trasformandolo nella propria sede amministrativa e archivistica. Dal 1998 sono stati ammodernati i sistemi di manovra idraulica ed è stata installata una ruota idraulica verticale a scopo dimostrativo.

Tra il 2018 e il 2020 si è compiuto l’ultimo tassello di questo percorso di valorizzazione con la nascita dell’Opificio delle Acque – Centro Didattico Documentale. La struttura è oggi un centro culturale aperto al pubblico, dedicato alla divulgazione della storia idraulica bolognese e alla promozione dell’uso consapevole e sostenibile delle risorse idriche.

Consigliamo di visitare il sito dell’Opificio delle Acque al seguente link.

Giulia Agnoletti