Le vite di un palazzo a Imola: storia e trasformazioni


6 Novembre 2026|5 Minuti

Nel 2026 ACER Bologna celebra i suoi 120 anni di storia, un traguardo importante che offre l’occasione per ripercorrere le vicende dei luoghi che, nel corso del tempo, hanno intrecciato il proprio percorso con quello dell’edilizia residenziale pubblica.

Tra questi c’è anche uno storico edificio di via Cavour 18, all’angolo con via Manfredi, a Imola, la cui storia attraversa diversi secoli e numerose trasformazioni: da istituto religioso a luogo di accoglienza, fino a diventare un complesso di edilizia popolare.

Le origini della storia dell’edificio sono legate a un’istituzione nata nel XVI secolo: la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, conosciuta anche come “Buon Pastore”. La confraternita aveva il compito di accogliere e proteggere ragazze povere, spesso orfane, offrendo loro un rifugio e un’opportunità per sottrarsi a situazioni di miseria e sfruttamento.

Nel corso del tempo, la sede dell’istituzione cambiò più volte collocazione all’interno della città di Imola, assumendo diverse denominazioni, tra cui “Pia Casa delle Convertite” e “Casa di Rifugio”.

Nel 1845 la struttura si trasferì in Piazza Quaini, in un edificio oggi non più esistente. Poco dopo, sotto la guida del cardinale Mastai Ferretti, futuro papa Pio IX, venne affidata alle suore della Congregazione di Notre Dame de Charité du Bon Pasteur d’Angers. Imola divenne così la prima città italiana a ospitare questo istituto religioso.

La sede di Piazza Quaini si rivelò presto insufficiente e caratterizzata da condizioni igieniche inadeguate. Per questo, nel 1852, la struttura si trasferì nell’attuale via Cavour, allora denominata via Gambellara. L’edificio, in passato sede delle suore agostiniane, sorgeva accanto al monastero delle suore domenicane “Clarisse” e alla chiesa di Santa Maria Maddalena.

Le religiose del Buon Pastore si stabilirono nel complesso e ne avviarono la ristrutturazione, trasformandolo in un luogo dedicato all’accoglienza e all’istruzione delle giovani in difficoltà.

Tra gli episodi più significativi di quegli anni si ricorda la riapertura al culto, nel 1854, della chiesa di Santa Maria Maddalena, restaurata in occasione del battesimo di una giovane etiope riscattata dalla schiavitù.

Con il passare degli anni, l’edificio iniziò ad assumere nuove funzioni. Nel 1876, una parte dei locali venne affittata al Giardino d’Infanzia Principe di Napoli, conosciuto in dialetto come “Asili Veci”, mentre un’altra porzione fu destinata a scuola elementare femminile. Alcune suore del Buon Pastore continuarono a risiedere nel complesso fino alla fine del secolo.

Nel 1887 le religiose dovettero lasciare definitivamente la struttura e trasferirsi in un’altra sede. L’ex convento attraversò così una nuova fase della propria storia, venendo progressivamente adattato per accogliere famiglie in condizioni di difficoltà economica.

Già nel periodo tra le due guerre mondiali l’edificio ospitava nuclei familiari bisognosi, una funzione che mantenne anche negli anni successivi al secondo conflitto mondiale.

Una svolta importante arrivò nel 1957-1958, quando l’Istituto Case Popolari di Bologna acquistò l’edificio, ne dispose la demolizione e affidò la ricostruzione all’architetto Vittorio Fiorentini, su progetto dell’ingegnere Tullio Dall’Osso.

Nacque così un nuovo complesso di edilizia popolare, destinato a ospitare famiglie con difficoltà economiche. Una destinazione che ancora oggi caratterizza il luogo.

Proprio durante i lavori di ricostruzione, nel settembre 1958, in via Manfredi venne alla luce un’importante testimonianza del passato più antico della città: un mosaico romano risalente alla seconda metà del II secolo d.C.

La decorazione, caratterizzata da una composizione geometrica che alterna esagoni e motivi stellari, è descritta nella scheda conservata presso i Musei civici di Imola come uno schema ampiamente diffuso in Italia. La sua origine viene ricondotta a modelli decorativi presenti anche nella Casa di Livia sul Palatino, residenza romana attribuita, con qualche incertezza, alla moglie dell’imperatore Augusto.

Gli scavi condotti nello stesso isolato tra gli anni Cinquanta e Sessanta portarono inoltre alla scoperta di altri mosaici a fondo bianco, confermando l’importanza archeologica dell’area.

Oggi, nell’immobile di via Cavour, all’angolo con via Manfredi, si trova anche la sede di ACER a Imola.

La storia di questo edificio è particolarmente significativa perché racconta come, attraverso epoche e trasformazioni, un luogo abbia continuato a mantenere un legame con il tema dell’accoglienza e della risposta ai bisogni delle persone. Dalla protezione delle giovani in difficoltà alla destinazione abitativa per le famiglie, il complesso ha attraversato diverse fasi, conservando una funzione sociale importante.

Giulia Agnoletti