La dimensione sociale nell’abitare


21 Ottobre 2026|5 Minuti

Che cosa significa oggi occuparsi di edilizia residenziale pubblica? Garantire alloggi adeguati e curarne la manutenzione è fondamentale, ma non basta. Abitare significa anche costruire relazioni, affrontare le difficoltà della vita quotidiana, prendersi cura degli spazi condivisi e creare le condizioni perché le persone possano sentirsi parte di una comunità.

È partendo da questa consapevolezza che martedì 29 settembre, a Bologna, si è svolto il seminario “La dimensione sociale nell’abitare. Welfare e gestione dell’edilizia residenziale pubblica”, promosso dalle nove ACER dell’Emilia-Romagna e organizzato dal coordinamento regionale Mediattivi insieme a CISPEL Emilia-Romagna.

L’incontro ha riunito rappresentanti delle Aziende Casa, amministratori, ricercatori e operatori per riflettere sulle nuove sfide dell’abitare e condividere le esperienze sviluppate nei diversi territori. La mattinata ha alternato approfondimenti sul ruolo della gestione sociale, sui modelli di mix sociale e sulle esperienze europee a un momento di confronto attraverso poster dedicati ai progetti e alle pratiche delle ACER.

L’obiettivo è valorizzare il lavoro che già viene svolto nei quartieri, mettere in comune le competenze maturate e individuare strumenti sempre più efficaci per rispondere ai bisogni degli abitanti.

La gestione sociale comprende attività diverse: dalla mediazione dei conflitti all’accompagnamento delle persone più fragili, dalla collaborazione con i servizi territoriali alla promozione della partecipazione degli abitanti. Si tratta di interventi che affiancano la gestione tecnica e amministrativa degli alloggi e contribuiscono alla qualità complessiva dell’abitare.

Nel corso del seminario è emersa anche l’importanza di superare una visione dei quartieri di edilizia pubblica legata soltanto alle criticità. Conoscere i contesti, ascoltare chi li vive e riconoscere le risorse presenti nelle comunità permette di individuare risposte più adatte alle situazioni reali.

La mediazione sociale, in questo senso, non è una soluzione a ogni problema, ma uno strumento per prevenire i conflitti, favorire il dialogo e sostenere una convivenza basata sul rispetto reciproco. Un lavoro che richiede competenze, continuità e collaborazione tra enti gestori, amministrazioni, servizi e realtà del terzo settore.

Tra le esperienze condivise durante il seminario c’è “Un Passo Avanti”, progetto sviluppato nel quartiere Navile di Bologna, che vede ACER Bologna lavorare insieme a Società Dolce e ad altri partner del territorio. Il progetto si rivolge ai minori e ai nuclei familiari che vivono situazioni di fragilità e parte da un principio semplice: le difficoltà educative, sociali, abitative e lavorative spesso si intrecciano e non possono essere affrontate separatamente. Per questo “Un Passo Avanti” adotta un approccio integrato e di prossimità, mettendo in relazione competenze e servizi diversi. Le attività comprendono servizi educativi extrascolastici per i minori, sostegno alla genitorialità, mediazione sociale e abitativa, percorsi per favorire l’occupabilità e l’autonomia delle persone, oltre ad azioni per lo sviluppo della comunità. In questo percorso, ACER Bologna contribuisce a collegare la dimensione abitativa con quella sociale, lavorando in rete con i soggetti coinvolti e con il territorio. L’alloggio non è considerato un elemento isolato, ma parte di un contesto in cui incidono anche le relazioni familiari, l’accesso ai servizi, le opportunità educative e la possibilità di costruire legami di fiducia.

Il confronto tra le nove ACER dell’Emilia-Romagna ha mostrato come la gestione sociale dell’abitare si traduca in esperienze e interventi diversi, costruiti a partire dalle caratteristiche dei territori e dai bisogni delle persone. Dalla mediazione sociale alla prevenzione dei conflitti, dal sostegno alle famiglie alla collaborazione con i servizi e le realtà del territorio, emerge un impegno condiviso per accompagnare gli inquilini nella vita quotidiana e favorire relazioni positive all’interno dei contesti abitativi. Le esperienze presentate durante il seminario raccontano un lavoro che va oltre la gestione degli alloggi e richiede ascolto e collaborazione tra professionalità e soggetti diversi. Un lavoro spesso poco visibile, ma fondamentale per intercettare le fragilità, prevenire situazioni di difficoltà e rafforzare i legami tra le persone.

Mettere in comune queste pratiche significa riconoscere il valore del lavoro svolto dalle ACER nei rispettivi territori e creare occasioni per condividere strumenti, riflessioni e possibili soluzioni. Perché garantire il diritto alla casa significa anche contribuire a costruire contesti abitativi in cui le persone possano sentirsi parte di una comunità e trovare sostegno nei momenti di difficoltà. È in questa dimensione, fatta di relazioni, prossimità e collaborazione, che l’edilizia residenziale pubblica può svolgere pienamente la propria funzione sociale.

Per rivedere il convegno integrale, è possibile cliccare sul seguente link.

Giulia Agnoletti